Il futuro energetico della Francia



L’ex-ministro dell’Ambiente Corinne Lepage nel suo articolo datato 13 ottobre 2013 analizza alcune recenti decisioni governativi che riguardano la politica di sfruttamento dell’energia nucleare in Francia, cioè la fonte principale dell’energia elettrica francese. Vi propongo di fare conoscenza dei punti salienti di quest’articolo e di discuterne insieme.

Prima di tutto si riferisce alle proposte di François Mitterand di diversificare l’approvvigionamento energetico del paese, limitare il programma nucleare alle centrali in fase di costruzione e aumentare i crediti in favore delle nuove energie. Alla fin fine queste proposte si sono trasformate in costruzione dei due terzi dei reattori nucleari durante il suo presidentato.

Secondo Corinne Lepage la situazione di oggi e paragonabile a quella di 30 anni Fa. Per lei l’impegno che ha preso il presidente della Repubblica di ridurre la parte del nucleare nella produzione energetica al 50% nel 2025 è poco realistico.  “...Per raggiungere quest’obiettivo, occorrerebbe chiudere un certo numero di centrali a cominciare dal Fessenheim e sviluppare, a livello almeno confrontabile, le energie rinnovabili. Sanno tutti che nonostante gli slanci lirici quest’ultime sono particolarmente maltrattate,  e che la Francia non sara in grado neanche di mantenere gli impegni assunti a livello comunitario, cioè il 23% di energie rinnovabili nel 2020. Peraltro, se la solita canzone sulla chiusura del Fessenheim nel 2016 è ben trita e ritrita la sua realizzazione effettiva in data prevista è più che difficile. Insomma, all’indomani della seconda conferenza sull’ambiente che ha avuto qualcosa di concreto soltanto sul argomento di rinnovazione energetica degli edifici, con tanta calma è stato annunciato che il prolungamento della vita utile delle centrali a 60 anni è quasi un affare fatto...”

Questa scelta, secondo l’espressione del’eurodeputato è “suicidio” per la Francia. Corinne Lepage ritiene che la strategia di prolungamento della vita utile delle centrali e di sostituzione di quelle vecchie con i reattori di quarta generazione celi in se tre problemi maggiori:

“... Il primo e più importante è di sapere se questa scelta dal punto di vista economico, industriale e finanziario non è semplicemente una pazzia. Infatti l’elettricità di origine nucleare sempre più cara mentre che i costi delle energie rinnovabile diminuiscono notevolmente e lo sviluppo dei settori industriali nuovi creatori di attività economica e di impiego sono i motivi esaurienti per dubitare su fondatezza di una scelta del genere. Per di più il rischio crescente di un incidente nucleare maggiore in Francia sembra affrontato con più grande disprezzo...”

“...Il secondo problema è di natura democratica”. L’eurodeputato stima che la popolazione francese sia stata allontanata dai decisioni. Anche se il dibattito nazionale sulla transizione energetica è stato organizzato, la maggior parte dei francesi e rimasta fuori dalla discussione. Denuncia anche l’incapacità dei ministri “ambientalisti” di farsi considerare.

Il terzo problema riguarda le relazioni tra la Francia e la Germania e l’evoluzione di una Europa di Energia. “...La politica francese assolutamente divergente dalla politica nei paesi vicini (Belgio, Germania, Italia e pure Svizzera) ad eccezione di Gran Bretagna dove la EDF ha messo le mani sulla British Energy (per difendere l’energia nucleare e avere un alleato in Europa), rende impossibile la creazione di una Europa dell’energia. Infatti, ci vuole un minimo di convergenza in quel che riguarda il posto giusto da dare alle energie rinnovabili, l’efficienza energetica, la digestione anaerobica, per appunto poter costruire questa Europa dell’energia.

L’estrema dipendenza della Francia dal nucleare, unica al mondo, induce al modello centralizzato, mentre che il modello tedesco è decentralizzato...” che si risulta “condannato a un’opacità, e un’assenza democratica inevitabili”.

Secondo Corinne Lepage gli argomenti che affronta nel suo articolo rivelano “la condonnazione” della Francia al nucleare per tutto il XXI secolo.

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Fonte: Liberation.fr

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